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Chiamano il figlio Jihad, il comune di Tolosa fa ricorso: la decisione ai giudici

[didascalia fornitore=”altro”]Immagine generica/Pixabay[/didascalia]

Chiamare il figlio Jihad, specie in Francia, non si è rivelata una buona idea per una coppia di genitori di Léguevin, in Haute-Garonne, cintura metropolitana a ovest di Tolosa. Dopo la registrazione del piccolo all’anagrafe, il sindaco di Tolosa, Jean-Luc Moudenc ha infatti deciso di segnalarlo alla Procura che ora ha aperto un fascicolo e rimandato il caso al Tribunale che dovrà decidere se mantenere o meno il nome scelto dai genitori. Come ha spiegato il sito Actu Toulouse, in realtà jihad non vuol dire “guerra santa”, ma gli attacchi terroristici che hanno colpito il paese e una conoscenza spesso non eccelsa della cultura e della religione musulmana, ormai hanno assimilato il termine al terrorismo. Da qui la scelta del Comune di fare ricorso e di affidare la decisione ai giudici che, secondo la legge francese, potrebbero imporre di cambiare nome per il bene del minore.

Il fatto risale a qualche mese fa: il piccolo è nato il 2 agosto 2017 e registrato al comune di Tolosa. Non è neanche la prima volta che un bambino francese viene chiamato Jihad e già altri comuni hanno registrato il nome all’anagrafe. Il primo cittadino di Tolosa però ha deciso di segnalare il caso alla Procura e di fare ricorso.

Il quotidiano locale ha chiesto lumi sul termine jihad ad Abderrahmane Oumachar, co-fondatore del Centro della Spiritualità musulmana di Tolosa, che ha spiegato come la parola significhi “abnegazione”, “sforzo”, “lotta”, persino “resistenza” e non “guerra santa” come invece viene ormai tradotto in Occidente.

Nonostante il significato del nome, lo stesso imam ha criticato la scelta dei neo genitori. “Il nome può provocare malintesi che possono influenzare lo sviluppo del bambino e la sua integrazione”, ha dichiarato.

Ora saranno i giudici a decidere della sorte del nome. Secondo la legge francese, e in particolare l’articolo 57 del codice civile, solo i genitori possono dare il nome ai figli e i funzionari sono obbligati a trascriverlo sull’atto di nascita all’anagrafe, senza poter vietare alcun nome.

Se però la scelta dei genitori è tale da andar contro il benessere del minore o ledere il diritto di terzi a proteggere il proprio nome, l’ufficiale dell’anagrafe può contattare il pubblico ministero che può rivolgersi al tribunale. Il controllo può essere fatto solo a posteriori e solo un giudice può stabilire se il nome è contrario alla legge.

Un caso simile aveva portato scompiglio a Nizza dove un bambino è stato registrato allo stato civile come Mohamed Nizar Merah, il nome cioè del terrorista di Tolosa e Montauban nel 2012, il cui fratello è ora sotto processo per complicità in omicidio.

Lorena Cacace

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