Erano ben equipaggiati i partecipanti al concorso per agenti penitenziari, in 50 avevano già le risposte e molti si sono presentati con radiotrasmettitori, cellulari contraffatti, bracciali e cover dei telefoni contenenti le soluzioni ai quesiti. Il concorso si è svolto a Roma in tre giornate: il 20, 21 e 22 aprile scorsi. Erano 11 mila uomini per 300 posti e 2 mila donne per 100 posti, di questi, in base alle prime ricostruzioni, sarebbero 88 gli indagati che avrebbero ottenuto aiuti per vincere il concorso.
A segnalare l’apertura di un’indagine dell’autorità giudiziaria è stato il sindacato della polizia, Cisl Fns. Il Ministro della Giustizia, Andrea Orlando, ha chiesto una relazione urgente sul caso al capo del Dipartimento amministrazione penitenziaria, Santi Consolo. Il concorso non è stato annullato per ora, le prove si sono protratte fino a tarda notte in quanto le operazioni di controllo – dopo che l’amministrazione penitenziaria aveva captato da una serie di soffiate la situazione – hanno allungato i tempi. Secondo le prime indagini risulterebbe che alcuni dei partecipanti abbiano pagato anche fino a 25 mila euro per ottenere aiuti e soluzioni ai quesiti. La Procura di Roma indaga per chiarire chi, a livello del sistema penitenziario, è intervenuto per aiutare i partecipanti.
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