Foibe, perché è importante ricordare le vittime e la storia

Il 10 febbraio è la giornata della memoria del dramma delle foibe in cui non si ricordano solo le vittime cadute per mano del regime comunista di Tito, ma anche l’esodo successivo degli italiani della Venezia Giulia, dell’Istria e della Dalmazia. È dal 2004 che il 10 febbraio è diventato il Giorno del Ricordo delle vittime delle foibe e dell’esodo degli istriani, fiumani e dalmati, per non dimenticare quei terribili giorni del secondo dopoguerra. Una storia a lungo rimossa, negata e dimenticata. Tanto che per decenni gli esuli, dispersi ovunque e raccolti in 109 campi profughi in tutta Italia, hanno nascosto la loro condizione di vittime di una tragedia che fa parte della storia italiana del Novecento.

Mattarella: ‘Foibe sciagura nazionale’

Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha diffuso una nota nella quale esprime il suo pensiero commosso: “La persecuzione, gli eccidi efferati di massa – culminati, ma non esauriti, nella cupa tragedia delle Foibe – l’esodo forzato degli italiani dell’Istria della Venezia Giulia e della Dalmazia fanno parte a pieno titolo della storia del nostro Paese e dell’Europa. Si trattò di una sciagura nazionale alla quale i contemporanei non attribuirono – per superficialità o per calcolo – il dovuto rilievo. Questa penosa circostanza pesò ancor più sulle spalle dei profughi che conobbero nella loro Madrepatria, accanto a grandi solidarietà, anche comportamenti non isolati di incomprensione, indifferenza e persino di odiosa ostilità“.

“Il giorno del Ricordo, istituito con larghissima maggioranza dal Parlamento nel 2004, contribuisce a farci rivivere una pagina tragica della nostra storia recente, per molti anni ignorata, rimossa o addirittura negata: le terribili sofferenze che gli italiani d’Istria, Dalmazia e Venezia Giulia furono costretti a subire sotto l’occupazione dei comunisti jugoslavi – aggiunge Mattarella – Queste terre, con i loro abitanti, alla fine della Seconda Guerra Mondiale, conobbero la triste e dura sorte di passare, senza interruzioni, dalla dittatura del nazifascismo a quella del comunismo“.
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Il negazionismo è un problema ma il dramma è l’indifferenza

Mattarella sottolinea anche l’importanza di non tacere su questi efferati crimini di guerra: “Esistono ancora piccole sacche di deprecabile negazionismo militante. Ma oggi il vero avversario da battere, più forte e più insidioso, è quello dell’indifferenza, del disinteresse, della noncuranza, che si nutrono spesso della mancata conoscenza della storia e dei suoi eventi. Questi ci insegnano che l’odio la vendetta, la discriminazione, a qualunque titolo esercitati, germinano solo altro odio e violenza”.  Infine un messaggio di speranza per tutti i parenti delle vittime con Mattarella che ha sottolineato la necessità di fare in modo che questa pagina della storia non venga dimenticata: “Alle vittime di quella persecuzione, ai profughi, ai loro discendenti, rivolgo un pensiero commosso e partecipe. La loro angoscia e le loro sofferenze non dovranno essere mai dimenticate. Esse restano un monito perenne contro le ideologie e i regimi totalitari che, in nome della superiorità dello Stato, del partito o di un presunto e malinteso ideale, opprimono i cittadini, schiacciano le minoranze e negano i diritti fondamentali della persona” ha aggiunto il presidente. “E ci rafforzano nei nostri propositi di difendere e rafforzare gli istituti della democrazia e di promuovere la pace e la collaborazione internazionale, che si fondano sul dialogo tra gli Stati e l’amicizia tra i popoli – conclude Mattarella – In quelle stesse zone che furono, nella prima metà del Novecento, teatro di guerre e di fosche tragedie, oggi condividiamo, con i nostri vicini di Slovenia e Croazia, pace, amicizia e collaborazione, con il futuro in comune in Europa e nella comunità internazionale”.

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