Il percorso proposto all’interno della mostra dedicata a Banksy, che sarà inaugurata a settembre a Roma, intende ricostruire, anche attraverso schede di approfondimento delle varie opere, l’esperienza dell’artista globale noto come Banksy e della cui identità continuiamo a sapere pochissimo.
Pare ormai certo che sia originario di Bristol, nato forse nel 1974, e che sia bianco. Nulla di più, come è in fondo giusto che sia, perché per Banksy a parlare deve essere l’arte stessa, senza che la figura dell’autore vada a sovrapporsi alla creazione o a sfumare il significato delle opere. E le opere di Banksy parlano davvero, anzi gridano.
Tra le serigrafie presenti alla mostra ci sarà la famosa Girl with Balloon, protagonista di una performance originalissima durate un’asta da Sotheby’s: l’opera, dopo essere stata venduta per un milione di sterline, è stata distrutta da un meccanismo inserito nella cornice che l’ha ridotta a striscioline. La denuncia della mercificazione dell’arte da parte di Banksy ha però sortito l’effetto di triplicare il valore dell’opera, di cui ricordiamo che esistono diverse copie.
Forme semplici, messaggi comprensibili ridefiniti in una grammatica degli oggetti che valorizza ogni elemento e mira a denunciare le storture della società di massa, intossicata dal consumismo, dal falso benessere, dall’egoismo e dal razzismo. Il capitalismo, la guerra, la libertà sottratta a milioni di persone: ecco i caratteri dell’epoca paradossale in cui viviamo, un’epoca in cui il denaro appare sempre più come l’unico “valore” universalmente riconosciuto.
Ed è proprio il valore del denaro che Banksy mette in crisi, in primo luogo rifiutando di essere rappresentato da una galleria commerciale e poi continuando a regalare le proprie opere a tutti, perché l’arte è patrimonio comune e non deve essere commercializzata. I muri diventano allora luoghi di riflessione condivisa, di denuncia, voce di chi non ha voce, dai senzatetto ai migranti, dalla comunità LGBT ai rifugiati.
L’alta leggibilità delle creazioni di Banksy rende a volte superflua la spiegazione di ciò che l’artista intende rappresentare, ma in alcuni casi una contestualizzazione dell’intenzione può essere di aiuto, come per il famosissimo Cat (Gaza, Febbraio 2015), in cui la distruzione di Gaza è resa attraverso l’immagine di un gatto fissata su un brandello di muro, perché, dice l’artista la gente su Internet guarda solo foto di gattini.
Più immediato il messaggio di Bird of Feather (Essex, Settembre 2014), opera ritenuta dalle autorità locali offensiva e quindi rimossa: cinque piccioni mandano a un altro uccello, decisamente più esotico, un chiaro messaggio: “tornatene in Africa”.
Tante sono le opere che questo artista ha regalato al mondo per gridare l’ipocrisia di una società che ostenta un perbenismo di facciata ma discrimina intere categorie di persone, e per denunciare la falsità di governi che spiano indisturbati inconsapevoli cittadini (come in Spy Booth, murales omaggio a Edward Snowden) o si ostinano a ignorare questioni cruciali ma scomode (come nel graffito Sweep it Under the Carpet, che mostra una cameriera intenta a nascondere la sporcizia sotto un tappeto).
Le ultime creazioni dell’artista sono state ovviamente influenzate dal lockdown. Ecco allora Banksy lavorare da casa in smart working e immaginare la natura che si riprende i propri spazi: i ratti, costretti anch’essi a una reclusione forzata, mettono a soqquadro il bagno dell’artista, giocando con la carta igienica e compiendo acrobazie sulle mattonelle.
Al General Hospital di Southampton l’artista ha donato il suo Game Changer, ringraziamento a tutte le infermiere e gli infermieri del mondo che assistono i malati di Covid: a Batman e Spiderman un bambino preferisce l’infermiera con mascherina e mantello, moderna eroina in un mondo messo in ginocchio dalla pandemia.
L’ultima opera di Banksy è un tributo a George Floyd: una cornice in cui è ritratto un volto nero, un altare di candele e fiori e una bandiera statunitense attaccata al muro che sta bruciando. La disuguaglianza come caratteristica di un sistema, quello bianco, che tradisce le persone di colore e contro il quale è necessario che in primo luogo siano i bianchi a lottare.
Tutte le opere di Banksy, sia quelle realizzate all’aperto sia quelle eseguite in spazi chiusi, sono visibili sul sito ufficiale dell’artista.
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