Lilia Patranel, 41 anni, aveva più volte tentato di denunciare il marito, ma aveva sempre ritirato le accuse. Proprio il giorno in cui fu uccisa – il 23 settembre scorso – si era ormai decisa a lasciarlo, portando via con sé il figlio di appena 4 anni.
Come riscontrato dall’esame autoptico, la donna è stata attinta da ben 85 coltellate, due delle quali mortali. Il killer si è accanito su di lei, anche dopo averla uccisa, continuando a colpirla con un coltello. Poche settimane fa, dal carcere in cui è stato rinchiuso con l’accusa di omicidio, Alexandru Ianosi Andreeva Dimitrova, 35enne romeno, ha confessato il delitto di sua moglie.
85 coltellate: per 85 volte Alexandru Ianosi Andreeva Dimitrova ha colpito la moglie con un coltello, fino a quando non ha lasciato quell’arma e ha vegliato sul corpo esanime della donna. Dopodiché ha allertato i carabinieri, confessando di averla uccisa. Ha atteso in casa l’arrivo dei militari, che lo hanno arrestato con l’accusa di omicidio.
L’ennesimo femminicidio, consumatosi tra le mura domestiche, risale al 23 settembre scorso, quando Lilia Patranel, 41 anni, è stata uccisa da suo marito. Un passato di violenze e prevaricazioni, che più volte la vittima aveva deciso di denunciare, salvo poi ritirare la querela a un passo dall’avvio dell’iter processuale. Fino a quel maledetto giorno, in cui pare che la donna si fosse ormai convinta a denunciare il marito per sottrarre a quel clima di violenza non solo sé stessa, ma anche il figlio di 4 anni.
Quel 23 settembre la furia di Alexandru Ianosi Andreeva Dimitrova, 35enne romeno, si è accesa contro Lilia, colpita a morte con 85 coltellate, due delle quali mortali. La donna ha provato con tutte le sue forze a difendersi, come dimostrano le numerose ferite sugli arti superiori, ma la violenza con cui è stata sorpresa non le ha lasciato scampo.
“Non capisco perché l’ho fatto, sono semplicemente devastato dai sensi di colpa”
avrebbe detto il killer ai carabinieri, che aveva allertato qualche ora dopo il delitto. In casa di Lilia e Alexandru la violenza era ormai quotidiana, tanto che anche persone vicine alla coppia erano a conoscenza di quanto accadesse tra le mura domestiche.
Dopo aver ucciso la moglie, il 35enne ha tentato di farsi del male, quando in carcere si è conficcato il manico di una scopa in un occhio. È riuscito a salvarsi, ma sono stati necessari mesi di cure e ricoveri. Ora rischia l’ergastolo per aver ucciso la moglie ed è già noto che in apertura del processo la difesa chiederà la perizia psichiatrica sul 35enne, cercando forse di chiarire se fosse in grado di intendere e di volere quando ha colpito la madre di suo figlio per 85 volte.
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